Il perchè del cofano in zinco

Contrariamente alla maggior parte degli involucri  in commercio, la contro-cassa in zinco per un cofano funebre non ha il compito di essere resistente, impermeabile e indistruttibile per molto tempo, bensì HA IL COMPITO DI DISINTEGRARSI NEI TEMPI PRESTABILITI E FACILITARE LA PIU’ VELOCE ED EFFICACE DECOMPOSIZIONE E SUCCESSIVA MINERALIZZAZIONE DELLA SALMA, ACCOMPAGNANDO OGNI FASE, DELLA DURATA DI ALCUNI ANNI, CON DELLE REAZIONI CHIMICHE CORROSIVE E COMPORTAMENTI SPECIFICI DEL MATERIALE CHE SOLO LO ZINCO, IN QUANTO METALLO CON DETERMINATE PROPRIETA’, HA DIMOSTRATO INEQUIVOCABILMENTE  DI POSSEDERE.

Decenni di esperienza con migliaia di estumulazioni nel territorio nazionale hanno portato all’utilizzo della controcassa in zinco puro al 99,99% (obbligatorio per legge), con determinato spessore e  caratteristiche di fabbricazione, dando la prova della sua efficienza nel campo.
Il rivestimento interno in zinco, dello spessore di 0,66 mm è ottimale al suo compito, in quanto:

–          Pur dovendo essere di basso spessore per il suo scopo, essendo accoppiato alla cassa di legno, viene protetto da qualsiasi urto o caduta accidentale durante la sepoltura;

–          per un primo periodo di tempo, grazie alla tenuta ermetica e stagna in ogni sua parte, coperchio compreso, isola completamente dall’esterno la salma e gli odori derivanti dalla prima fase di decomposizione, chiamata “fase cromatica”, in cui avvengono cambiamenti chimici dell’emoglobina dovuti alla mancanza di ossigeno;

–          In secondo luogo resiste alla pressione interna dovuta alla seconda fase di decomposizione della salma, chiamata “fase enfisematosa”; la pressione non supera mai i valori di rottura del feretro grazie ad una apposita valvola che assolve anche al compito di igienizzare e filtrare i gas in uscita verso l’esterno tramite carboni attivi ;

–          grazie alla pendenza verso l’interno appositamente predisposta nella costruzione dei loculi (art.76 polizia mortuaria), la controcassa in zinco indipendentemente dalla temperatura dell’ambiente rimane invariata nelle sue proprietà e mantiene un’umidità costante all’interno del feretro (impedendo la mummificazione), accumula su un lato i tessuti liquefatti dal processo di “autolisi” degli enzimi contenuti nelle cellule ed inizia una lenta reazione chimica che provoca una serie di piccolissimi fori all’altezza della “linea di galleggiamento” del cofano, indispensabile  ad avviare ed accompagnare le varie fasi di decomposizione della salma da parte della flora batterica.  Questa fase deve iniziare inderogabilmente non oltre il terzo anno dalla sepoltura.  Un qualsiasi cambiamento del tipo di materiale o dello spessore del materiale stesso muterebbe irreparabilmente questa fase prolungando anche per decenni la decomposizione del corpo.

–          Per ultimo al momento della estumulazione (per legge dopo 20 anni dalla tumulazione) lo zinco risulta disintegrato quasi per intero, ad eccezione del coperchio comunque sfogliato e ridotto di spessore ed i liquidi fuoriusciti negli anni essiccati sul fondo, consentendo il facile prelevamento dei resti ossei e la pronta bonifica del loculo. Il poco materiale restante può essere scartato come normale rifiuto urbano, separato e riportato a fusione oppure in caso di cremazione polverizzato assieme all’intero feretro nei forni di ultima generazione adattati a questo scopo. In tutti i casi l’impatto ambientale è pari a zero.

–          Lo zinco con cui è prodotto il cofano è una materia prima naturale di uso comune, uno degli elementi più abbondanti nella crosta terrestre, estratto in gran quantità in ogni parte del mondo,  ad impatto zero sull’ambiente ed è il metallo meno costoso dopo il ferro, di gran facilità ed economicità di produzione per svariate aziende del settore a giovamento del prezzo di mercato.

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